articolo=L'insegna fa ritornare immediatamente alla memoria i vecchi Vini e cucina, locali genuini epopolari, tipici dei quartieri del centro di Napoli. Qui si spillava, direttamente dalle botti, schietto vino vesuviano delle vigne di Terzigno, mentre dai fornelli giungeva, accattivante, il profumo del piatto del giorno. Sulla porta, emblema di un luogo di incontro più che informale, l'asso di bastoni, simbolo virile e scaramantico che - oggi come allora - ben dispone al momento gioioso del cibo comunitario. Antonio e Lucio Tubelli vogliono così offrire un'ennesima esperienza di ricerca filologica nell'ambito gastronomico partenopeo. Ritenuto esaurito il discorso già svolto con il ristorante il Pozzo, dove per anni hanno costituito un unicum in città, eccoli intraprendere un nuovo, stimolante cammino senza, però, dimenticare gli insegnamenti della vera cucina napoletana, appresa dai testi di alcuni grandi come il Latini, il Corrado e il Cavalcanti. L'ispirazione, stavolta, viene da alcune tradizioni locali, espressioni ante litteram di un allegro e saporito fast food: il mangiamaccheroni, che tutti conoscono dalle antiche incisioni partenopee, e la friggitrice, bella guagliona che, come cantava Salvatore Di Giacomo, sembrava fondere l'oro nella padella della frittura. Cucina di strada, dunque, che oggi viene riproposta, sotto il curioso nome di Timpani %26 Tempura.
La pasta dei mangaiamaccheroni non viene più servita nei piatti direttamente dalla caldaia, ma è racchiusa in un sottile strato di pasta brisée, secondo l'elegante metamorfosi ideata dai monsù per le tavole nobiliari dei secoli passati. Più che attuale, questa presentazione affianca al godimento estetico di una piacevole forma, la praticissima possibilità di portare con sè, da consumare a casa, una fantasiosa varietà di paste: all'amalfitana (con pomodori, zucchine, melanzane e scamorza affumicata), alla genovese (aromatizzata dal classico sugo di carne con odori e cipolle), alle tagliatelle con pollo e spinaci e agli spaghettini con salame e provolone. Affianco un originale timpano con lenticchie e castagne, piccoli gattò di patate, sartù di riso, crostatine di pasta frolla leggermente dolce ripiene di ravioli ai funghi irrorati di salsa alla ricotta di bufala, frittata di scammaro (cioè di magro senza uova con olive nere, acciughe e pecorino).
Sempre in linea con la tradizione, i secondi e i contorni: baccalà con i peperoni, salsicce, friarielli, scarole con pinoli e uva passa, latticini di piccoli produttori campani e salumi scelti con cura. Nella serate di giovedi, venerdi e sabato, trionfo del fritto, anch'esso rivisitato seguendo, stavolta, un'ispirazione sotica. Avvolti in una pastella lieve come una nuvola, ecco in tempura carni, verdure, polenta e pesci, fra cui le orma dimenticate ma sfiziose alici con sale e pepe. Per chiudere coviglie alla mousse di cioccolato o alle noci, crema di castagne servita in vaschete di cioccolato, torta caprese, squisiti pasticciotti di mele con cannella e nocciole e biscotti all'amarena da sgranocchiare fra una chiacchiera e un'ultimo bicchiere. Ottima selezione di vini italiani ed esteri, con particolare attenzione alle produzioni più tipicamente mediterranee. Si può scegliere una delle tante bottiglie in esposizione o chiedere un solo bicchiere seguendo l'attento consiglio dei padroni di casa. Da evidenziare, last but not least, l'ottimo rapporto qualità/prezzo, sia per quanto riguarda i piatti (6mila lire ciscuno), i dolci (4mila) e i vini offerti con un ricarico più che modesto. Possibilità di acquistare anche ottimi salumi, le strane forme di pasta prodotta dalla cooperativa dei pastai gragnanesi, un buon cioccolato artigianale e le marmellate di Angelo Paraocchi, presso il quale i nostri si sono specializzati a preparare la tempura. Infine, con una semplice telefonata, si può avere qualsiasi cosa con un comodo servizio a domicilio e, con preavviso, si possono organizzare, nella propria casa, pranzi completi e ricevimenti all'insegna di una schietta e raffinata napoletanità.
Pina Mengano